Eremo dei
                        Romiti
 

LA STORIA (DELL' EREMO)
Sulla vetta del Monte Froppa (m. 1167 s.l.m.) è ubicato l’Eremo dei Romiti, testimonianza dell’unico convento esistito in Cadore e oggi adibito a rifugio alpino.
La fondazione di questo locale risale al 1720, quando Giovanni Maria Pinazza di Domegge si stabilì sul Monte Froppa seguito da alcuni compaesani e altri frati appartenenti all’ordine dei terziari provenienti da località vicine, come Lorenzago, Auronzo e Pelos, ma anche un tevisano e un veneziano. 
Grazie alle offerte di privati cittadini provenienti da Pieve, Candide e San Pietro, furono costruiti il convento e un ricovero invernale nei pressi della Chiesa di San Giorgio di Domegge.
Poco più tardi, in corrispondenza all’eremo, venne costruita un chiesa dedicata a San Giovanni Battista, all’interno della quale si narra fosse presente un crocifisso a grandezza naturale di Andrea Brustolon donato da Pietro Jacobbi da Perarolo.
I frati, in totale 8 persone, vivevano all’insegna della povertà e dediti alla preghiera, coltivando patate e verdure e mendicando ciò che l’ altitudine non permetteva loro di produrre. Erano inoltre famosi per la produzione di miele. I frati, chiamati dalla popolazione “Romiti”, erano disciplinati da una vera e propria costituzione che sanciva loro regole per quanto riguardava il digiuno, il dormire, il comportamento e addirittura i libri da leggere.
Severe erano, inoltre, le norme che regolavano i loro rapporti con le donne che non potevano entrare nei confini del convento e con le quali gli eremiti potevano avere conversazioni solo in caso di estrema necessità.
 Giovanni Maria Pinazza morì nel 1755 (la storia racconta che i suoi resti furono sepolti sotto il pavimento della chiesa), e l’eremo fu chiuso e abbandonato nel 1810 per ordine di Napoleone Bonaparte. Nel 2009, il comune di domegge con un contributo della comunità europea,  ha reso possibile uno spettacolare restauro dell’eremo. Il restauro della chiesa, è stato effettuato nel 2014 con un finanziamento del GAL e del comune. D’allora il locale è gestito da una famiglia di Domegge che contribuisce anche alla pulizia dell’ambiente circostante e alla gestione dei sentieri vicini.
La fantastica collocazione del rifugio permette inoltre ai visitatori di godere di una spettacolare vista, poiché il Monte Froppa funge da “terrazzo” affacciandosi su buona parte del Cadore e sulle montagne ad esso sovrastanti.


Ecco alcuni scatti di Nicola Comis che illustrano alcuni affreschi
 presenti nella chiesa di San Govanni, adiacente alle'Eremo e recentemente ristrutturata.






























Poesia di Irlino Doriguzzi Bozzo - I Romiti


Chi che varda chel punto bianco da cadò
No se imagina la pas che se ciata lassú.

Chi osserva quel punto bianco da quaggiù
non si immagina la pace che si trova lassù
È dura ciapà el troi dreto che va su
Ma na ota che te sos ruà, na zoca t invida a sentà do

E' faticoso salire il ripido sentiero,
ma una volta arrivato, un ceppo invita a sederti
N silenzio tel cuor e ntorno duto scuerde,
siento solo le ciantade dei uziei che se disperde.

un silenzio nel cuore e intorno tutto copre,
sento solo i canti degli uccelli che si disperdono
Par no perde el vizio vardo do al Cador tel bordel
Ma nbota giro i goie e vardo su Montanel.

per non perdere il vizio guardo giù verso la confusione Cadore
ma subito giro lo sguardo verso Montanel
E pensà che bel tel milesetezento Fra Pinazza s àra tirà cassú
Cuante al dí de incuoi golarae piantà duto e iení su.

e pensare che già nel millesettecento Fra' Pinazza si era stabilito quassù
quando al giorno d'oggi ci vorrebbe mollare tutto e venire quassú
Col tempo chel punto da le piante ienirà scuerto
Però la dente no perdarà pí l'orientamento.

con il tempo quel punto verrà coperto dalgli alberi
però la gente non perderà più l'orientamento

Ma le foie de fagher che il vento ca e là remena
Me ricorda che calche nuvol sora la testa mena.

ma le foglie di faggio che il vento quà e là sposta
mi ricordano che qualche nuvola sopra la testa c'è
Ledier par avè s-ciareà el nervos cassù,
ciapo da noo el troi a tornà do.

Ora che son leggero per aver scaricato lo stress quassù,
prendo nuovamente il sentiero che mi riporta giù


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